• Tama 1065, 22.01.2012
    Farsi rispettare


    Una vecchia frase dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ("In Italia vogliamo una democrazia più trasparente"), è stata riproposta a commento della vicenda del sottosegretario ospitato in vacanza a sua insaputa. Un ministro del precedente governo s'era dichiarato ignaro di chi gli avesse pagato casa. L'italico detto "lei non sa chi sono io", ha una nuova, triste versione nel dichiarare: "Ma guardi che neppure io so quello che faccio". Se le parole fossero pronunciate da persona non altolocata o politicamente rilevante, comporterebbero per lei un trattamento sanitario obbligatorio per infermità mentale.
    Alla vecchia frase di Ciampi, accompagniamo la citazione da un suo libro appena pubblicato, che è la lettera aperta "A un giovane italiano": "Desidero invitarti ad aguzzare lo sguardo, lo sguardo acuto dell'intelletto e del cuore...". L'editore lo ha lanciato con una pubblicità che riprende un passo del testo, "Non sacrificare la tua dignità".
    Il Ciampi che scrive ai giovani di oggi raccoglie e racconta le storie di una generazione che ha ricostruito il mondo dalle macerie postbelliche: "Ho visto l'uomo con il suo insopprimibile bisogno di libertà, avere la meglio su dittatori e regimi ritenuti impossibili". Ed analizza con chiaro e severo sguardo la crisi economica contemporanea, da esperto qual egli è, e soprattutto da uomo onesto che non tace giudizi severi.
    Come quando elenca i responsabili di aver trasformato il mondo della finanza in una "foresta dove appagare appetiti ferini, dove impera la legge non scritta del cinismo, del disprezzo di ogni valore che non sia quello del guadagno, del successo, del potere, obiettivi rincorsi in un crescendo delirante in cui si spezza qualsiasi ragionevole legame tra desiderio e appagamento".
    L'economista Ciampi in queste pagine sorregge le opinioni del Ciampi che compone un trattato pedagogico e filosofico. Il cui pubblico dovrebbe essere anzitutto non quello dei giovani richiamati dal titolo, ma di tutti i più o meno vecchi che abbiano il senso dello Stato e della Storia, siano essi politici, economisti o "semplici cittadini" come si diceva un tempo. E tutti facciamoci rispettare.
    Un'eco della frase citata all'inizio ("In Italia vogliamo una democrazia più trasparente"), si trova nel libro quando leggiamo che nelle nostre società (che sono un baluardo democratico del vivere civile), l'arte di governare è "sovente sfiorata da un velo di opacità". [Anno XXXI, n. 1065]


    Nel 2006, intitolai "Grazie, presidente Ciampi" il Tama n. 943 dell'8 gennaio. Riproduco quel testo.

    L'on. Sandro Bondi conosce bene per antica militanza comune quei colleghi diessini ai quali ha offerto un'intesa contro i «poteri forti». La risposta negativa della Quercia non chiuderà la strada a segrete passeggiate di esponenti governativi con colleghi dell'opposizione. L'aria che tira è quella che abbiamo ripetutamente descritto in passato. Il sistema proporzionale alla prossima consultazione politica favorirà la linea della necessità dell'uno contro tutti in perfetto stile «parenti serpenti». Non soltanto nella Casa di Arcore ma pure nel condominio dell'Ulivo. Per stare a galla tutti debbono essere disposti a tutto. Abbiamo scherzato dapprima ipotizzando Prodi al comando nei giorni pari e Berlusconi in quelli dispari. Ma quando l'on. Casini ha indossato la severità di giudizio sull'economia che di solito vediamo svettare sul sorriso beffardo di Prodi, ci siamo convinti che forse non avevamo sbagliato pensando ad un governo a targhe alterne fra maggioranza ed opposizione.
    Il prof. Galli Della Loggia, il 31 dicembre 2005 nell'editoriale del «Corriere della Sera», ha scritto che la polemica contro i «poteri forti» rivela «pochezza intellettuale» e «primitivismo ideologico» in chi la porta avanti, come «certi luogotenenti di Berlusconi» ed anche l'on. D'Alema «quando perde la sua abituale lucidità». Di rincalzo un ex direttore dello stesso quotidiano, Piero Ostellino, lo stesso giorno nella pagina delle opinioni derideva i politici che appunto avventandosi adesso contro i «poteri forti» non fanno altro che confessare la loro impotenza di ieri nella gestione della cosa pubblica, ed accusava «gli studiosi» di non proporre domande scomode se non pure pericolose.
    L'Italia di recente è stata sommersa da formule che nascondevano promesse non mantenute ed inconfessabili intenzioni. La «lotta ai poteri forti» è l'ultimo esempio di un'impotenza pratica nel governare. Ne hanno tratto vantaggio volgari furbettini romani e trafficoni più eleganti ma altrettanto spregiudicati del Nord.
    Nei tribunali la formula (logorata da certi provvedimenti parlamentari) della «legge uguale per tutti», ha ceduto il passo a quella (costituzionale) della giustizia amministrata in nome del popolo. Che per il ministro Castelli è il vincitore elettorale.Soltanto Ciampi ha saputo usare la formula giusta ricordando il suo impegno per «esprimere il senso della dignità di cittadino di una libera democrazia». Grazie, presidente. [943]

    Antonio Montanari
    (c) RIPRODUZIONE RISERVATA

    il Ponte, Rimini, settimanale, 22 gennaio 2012


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