• 2011, gli Ufo: Maroni lo sa?

    Scrivo una cosa indegna, per la quale dovrebbero cacciarmi. L'oroscopo del ministro degli Interni (sulla possibilità di incidenti a Roma sabato scorso 16.10 alla manifestazione della Fiom), non si è avverato. Forse succederà il contrario con gli Ufo, grazie agli spostamenti di Plutone, Nettuno ed Urano. Queste previsioni mi fanno lo stesso effetto provocato nel ministro Sacconi dai dati della Banca d'Italia sui disoccupati all'11%: sono astruserie, ovvero come dice lui cose esoteriche, per pochi eletti, quelli che poi comandano. Ma un ministro non comanda niente? Non è proprio lui uno di quei pochi eletti che tutto sanno e tutto dirigono?
    Quelli della Fiom non piacciono al socialista Sacconi, perché (parole sue) sono una minoranza radicale inadatta a governare. Giusto. La gente che vive del proprio lavoro, cerca di avere un posto, non soltanto per smentire Bankitalia, ma soprattutto per allevare figli, avviarli al lavoro o allo studio, condurre decentemente l'esistenza. Sacconi invoca come necessaria l'unità di tutti i moderati e di tutti i riformisti contro l'estremismo di chi desidera vivere del proprio lavoro, e non sogna posti in parlamento (od in alternativa alla tv), come quelli promessi a certe fanciulle da qualche illustre governante italiano (era solo l'anno scorso).
    Il guaio è che i moderati sono divisi. Marcello Sorgi (La Stampa, 16.10) accusa il cavaliere di aver scelto la strada dello scontro frontale nella dialettica politica. Lo stesso giorno sul Corrierone Piero Ostellino spiega che viviamo in un clima da guerra civile per colpa di squadristi piccoli e grandi. Li identifica in chi ha opinioni diverse dalle sue, le uniche liberali ed ammesse sul mercato. La sua rubrica s'intitola "Il dubbio", ma sembra la continua riproposta del pregiudizio che nella società è un grave peccato politico accettare la libertà delle idee.
    Rassomiglia tanto a quel Monaldo Leopardi delineato da Pietro Citati nella biografia del figlio Giacomo: un uomo immobile nel suo borgo selvaggio, che se avesse girato il mondo al ritorno in patria avrebbe soltanto "animato di polemiche, articoli astiosi e bizzarrie lunatiche un foglio di estrema destra".
    La nostra patria è quella che alla partita di Genova non ha perquisito il capopolo serbo Ivan Bogdanov (dietro cui ci sarebbe la mafia di Belgrado), ma sequestrato le merendine ai bambini ospiti. Qualcuno lo credeva diretto non allo stadio ligure, ma al corteo romano della Fiom. [1012]

    Antonio Montanari
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