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    Politica italiana

  • Due pagine di denuncia della crisi della Scuola italiana. La Repubblica del 28 agosto intitola: "Dai congiuntivi alle percentuali quando l'asino è l'aspirante preside"
    Il 31 agosto sul "Corriere della Sera" leggiamo: "Io, mamma di tre figli. I miei anni controcorrente nella giungla della scuola".
    Si tratta di Giancarla Manfredi di Bologna. Dal suo testo citiamo un passo: "...ho potuto toccare con mano tutte le scellerate e devastanti riforme scolastiche che la scuola e l'università hanno subito. Io ho un'istruzione di scuola superiore e un diploma regionale convertito in laurea triennale e già per esperienza personale avrei molto da commentare sulla facilità di ottenere la conversione, ma diciamo che può essere lecito facilitare chi lavora e deve mantenere una famiglia. Non è lecito ma miope e scellerato rovinare un sistema scolastico. Io credo che se interrogassimo uomini dell'età di mio padre (anni 84, diploma di perito elettrotecnico alle Aldini di Bologna dell'epoca) e un neodiplomato di oggi in una qualsiasi materia di cultura generale, loro gli darebbero dei grossi punti".
    Infine: "Quasi nessuno ormai raggiunge obiettivi un tempo ritenuti prestigiosi come una laurea con sacrificio, e la convinzione che tanto sia un pezzo di carta vuotamente avallata dall’Ignoranza imperante fa sì che sia tutto dequalificato...".

    Torniamo all'articolo di Repubblica, scritto da un linguista e docente universitario, Massimo Arcangeli: "Nel corso della mia carriera non mi è mai capitato di trovarmi di fronte a candidati a un concorso così importante che fossero tanto deboli, sprovveduti o impreparati come quelli, purtroppo numerosi, cui abbiamo dovuto negare l’accesso al ruolo di presidi. Alcune eccellenze non sono mancate, soprattutto fra gli aspiranti più giovani, ma fra chi ha dichiarato di non conoscere nulla della lingua straniera scelta, e chi non sapeva cosa stesse scrivendo o dicendo mentre parlava o scriveva, non abbiamo talora saputo dove metter le mani. In alcuni casi — i compiti sono lì, disponibili per futuri collettori di castronerie — non abbiamo creduto ai nostri occhi."
    Antonio Montanari


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  • Ringrazio Pietro Caricato per il fondo di sabato 17 agosto 2019
    Lettera al "Corriere Romagna", pubblicata il 19 agosto 2019

    Come cittadino e come lettore desidero ringraziare Pietro Caricato per il fondo di sabato 17 agosto, che si conclude con un interrogativo che non è retorico ma drammatico: "Possibile che non ci siano persone serie" da votare?
    Ci hanno insegnato in anni lontani (cito da un volume del 1962...) che l'interrogazione detta "retorica", sotto apparenza di domanda, afferma o nega vivacemente.
    Caricato sostiene che bisogna cercare persone serie da votare e far lavorare in politica. Ma qui sta il problema: per queste "persone serie" ci sono spazi e strade per potersi formare, lavorare ed emergere? La nostra società "digerisce" la serietà, permette che essa costruisca il futuro?
    Il discorso sarebbe lungo e triste e, soprattutto se fatto da un cittadino "qualsiasi", corre il rischio di apparire frutto di incapacità intellettuale perché non si accetta la regola che "chi vince merita" al posto dell'antica massima che "chi merita vince".
    Mi fermo qui per non apparire tedioso e quindi essere cestinato. Buon lavoro.
    Antonio Montanari


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  • Sino a qualche settimana fa, i commenti politici avevano calcolato la terza Repubblica. Era uno dei tanti fantasmi che affollano le redazioni dei giornali e le stanze di pregiati intellettuali che emettono sentenze ad un tanto al chilo. Non so, ovviamente soltanto per colpa mia, se nel frattempo la numerazione sia cambiata e se, tra progetti, proposte, profferte e promesse, siamo già arrivati alla sesta od alla settima Repubblica. Mi scuso per la mia incapacità di tenere i conti matematici, ma i discorsi politici sono qualcosa di più di un numero da attaccare alle notizie fresche di giornata.
    Per tanto tempo abbiamo ascoltato pareri di ogni tipo contro il sistema elettorale in vigore, definito Porcellum (ovvero porcata) dal suo stesso ideatore, che non consente la governabilità del Paese. Uno studio di A. Agosta e N. D'Amelio dimostra che pure il vecchio "Mattarellum" non avrebbe garantito una governabilità del Paese, pur rovesciando l'esito elettorale: alla coalizione di Berlusconi sarebbero andati 259 deputati contro i 125 attuali; ed a quella di Bersani 235 anziché gli odierni 345. Forse la forbice tra le cifre uscite dalle urne e quelle che si immaginano per un cambiamento del sistema (non sapendo prevedere quanti pesci potrebbero finire in padella), frena il dibattito sull'argomento.
    Gli unici dati di fatto che non ammettono discussione, sono quelli emersi nel giro di un anno e mezzo, tra la nascita del governo Monti (16 novembre 2011), le votazioni politiche dello scorso febbraio e la prossima elezione del nuovo Capo dello Stato. Ovvero le hanno provate di tutti i colori per rimettere in piedi un Paese colpito dalla crisi economica. Hanno inventato i tecnici che dovevano rimanere fuori dalla Politica. Poi essi sono saliti in Politica, usando il verbo opposto a quello del capo del governo che avevano sostituito, e che si era sempre etichettato come uno disceso in campo.
    Poi sono stati inventati i dieci Saggi divisi in due gruppi che hanno prodotto il loro ricco bagaglio di proposte da offrire al prossimo governo che sarà nominato dal futuro presidente della Repubblica. In tutto sono 83 pagine sull'economia e 29 sulle riforme istituzionali. I principali commentatori politici cosiddetti indipendenti non hanno dimostrato grande entusiasmo per quei testi. L'ingorgo costituzionale attuale, tra crisi politica e semestre bianco della presidenza Napolitano, poteva essere evitato da sue dimissioni anticipate. [Anno XXXII, n. 1123]


    Antonio Montanari
    (c) RIPRODUZIONE RISERVATA
    "il Ponte", settimanale, n. 15, 21.04.2013, Rimini


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  • Nel cosmo è aumentata del 20% la parte ignota, secondo le misurazioni del super satellite Plank dell’Agenzia spaziale europea. La chiamano la materia oscura che rallenta l’Universo. La notizia giunge a confortarci nel momento più critico della vita politica nazionale. Se tanto ci dà tanto nell’immensità del cosmo, possiamo consolarci con le rogne quotidiane della nostra società civile che sembra aver imboccato un vicolo cieco, dopo il recente risultato elettorale.
    Anche sul suolo italico c’è una materia oscura che rallenta la vita intera del Paese che non naviga nel migliore dei mari immaginabili, proprio come la nave senza nocchiero in gran tempesta degli antichi ricordi scolastici impostici da padre Dante. L’unica differenza è che non siamo servi di nessuno, come invece a quei tempi, ma soltanto vittime di una miopia che negli ultimi anni ha impedito di vedere la barriera di scogli costituita da una legge elettorale che tutti a parole volevano cambiare. E che tutti nei fatti hanno lasciato al centro dell’immobile sistema dei partiti, sazi di soldi e disperati nella pratica quotidiana del Potere.
    L’annuncio più rumoroso degli ultimi giorni, che ha contribuito a rimescolare la materia oscura della politica, è giunto dal Movimento Cinque Stelle che pretendeva negare la dura realtà dei numeri, attribuendosi una vittoria nelle urne che non esiste. Da esse è uscito come primo partito quello Democratico con questi dati: per la Camera ha avuto +148.116 voti rispetto ai grillini e +1.453.819 voti sul Pdl. Per il Senato i suffragi maggiori sui grillini sono stati 1.299.481 e 1.709.252 sul Pdl. Da questa unica certezza deriva quell’incarico a Bersani di cui non sappiamo l’esito nel momento in cui si chiude il nostro giornale. Possiamo soltanto permetterci di segnalare che, come sfondo ad ogni discussione, ci sono due panorami che forse combaciano tra loro quali intarsi perfetti d’un gioco un poco astruso ed un poco magico. Dobbiamo tra breve inaugurare una nuova presidenza della Repubblica. Su di essa, per certuni, ci si deve mettere d’accordo prima che sul governo e su chi lo guiderà. Ed al proposito del governo e del suo capo, assisteremo forse ad una recita straziante per il bene del Paese: chi è stato definito dai rivali politici come persona sciocca (censuriamo l’offesa testuale ed originale), dovrà giocare una partita molto seria in nome dell’interesse nazionale, senza perdere la faccia e senza turarsi il naso.


    Antonio Montanari
    (c) RIPRODUZIONE RISERVATA
    "il Ponte", settimanale, n. 13, 31.03.2013, Rimini


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  • Che disperazione gli archivi. Per fatti indipendenti dalla mia volontà, ritrovo notizie stagionate che valgono ancora. Il Tama 880 (2003) scomodava Giovenale che nelle "Satire" scrisse: "Cosa farò a Roma? Non so mentire", aggiungendo: "A Roma tutto ha un prezzo". Poi toccava a Silvio Berlusconi che, alla conferenza sulla Costituzione europea, aveva promesso di risolvere tutto presto e bene, dicendo: convincerò i riottosi con il fascino.
    Il 14 luglio 2009, in un mio blog politico ospitato da un grande quotidiano torinese, citavo la proposta fatta al Pd dal quasi nostro concittadino Beppe Grillo, d'entrare nel partito e di candidarsi alla sua segreteria.
    Commentavo che il comico genovese da qualche tempo aveva la fissa della politica, e non diceva cose grezze o sbagliate: "Anzi, spesso sono cose che rispondono al vero, bisogna riconoscerlo obiettivamente, anche se la sua battaglia è più pubblicitaria che politica". Grillo, aggiungevo, è il primo a non credere nella politica: "Per fargli un dispetto, mandatelo soltanto per poche ore con un salvacondotto medievale, a presiedere non dico la Repubblica o il governo, ma un consiglio comunale. Scommettiamo che gli verrebbe da ridere, e se ne scapperebbe a gambe levate". Aggiungevo: "Grillo è nato oppositore. Cerca soltanto di prendere per i fondelli l'intera classe dirigente del Pd. Uno sport troppo facile per essere intelligente. Non per difendere certe situazioni indifendibili, ma perché demolire significa anche saper costruire. I comici sono dei formidabili demolitori. Ma più di così non sanno e non possono fare. Ad ognuno il suo ruolo. Soprattutto perché certi politici italiani (sia detto in orizzonte bipartisan) più che far ridere fanno piangere".
    Circa Bersani, mi permettevo di scrivere che egli (vittima di qualche complotto di avversi numi) aveva sbagliato a sognare un partito organizzato come una bocciofila. Ma questo, concludevo, non autorizza a credere che chi lava i pavimenti sia in grado di fare pure una lavanda gastrica. Dunque, tornando all'oggi, nessuna meraviglia (e non per colpa mia) se sotto il cielo politico di Roma, regna una confusione che, obiettivamente parlando, poteva essere prevista già nel luglio 2009, se si fosse compreso che l'unico partito monolitico è quello del Cavaliere, mentre nell'altro, appunto il Pd bersaniano, ci sono tanti che vorrebbero non la gestione calata dall'alto, ma maturata in un confronto che invece piace molto poco. [Anno XXXII, n. 1120]

    Fuori Tama 1120


    Antonio Montanari
    (c) RIPRODUZIONE RISERVATA
    "il Ponte", settimanale, n. 12, 24.03.2013, Rimini


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