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Politica italiana
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Par riministoria dans Politica italiana le 18 Mai 2012 à 15:25
Il Gran Circo della Politica ha riaperto i battenti. Anche i Tecnici seduti al Governo romano sono stati contagiati dall'onesto virus dello spettacolo, e si sono convertiti a recitare l'antico copione della commedia all'italiana. Il ministro Elsa Fornero, in una conferenza-stampa governativa, l'11 maggio si fa una bella risata, uscendo dal ruolo di chi prometteva sacrifici e si commuoveva al punto di non riuscire a pronunciare quella parola.
Monti lo stesso giorno dice: il governo fa quello che vuol fare, non quello che pretendono i partiti. Via dunque i tentennamenti precedenti, diversi dai severi panni indossati all'inizio. Accusa i governi passati di essere responsabili delle grandi, visibili ed evidenti conseguenze umane generate dalla crisi. Davanti alla protesta berlusconiana, fa marcia indietro: non intendeva riferirsi ai suicidi registrati dalle cronache.
Il 9 maggio Monti ha elogiato Berlusconi per aver fatto molto sulle riforme strutturali. Il 10 Sergio Romano, il più moderato dei commentatori indipendenti, dal CorSera tira le orecchie ai partiti: non hanno fatto nulla per le riforme istituzionali, provocando il malessere del Paese emerso dalle urne amministrative il 6 maggio. L'11 la prof. Chiara Saraceno su Repubblica accusa Elsa Fornero d'aver fatto ben poco per quelle persone di cui la ministra denuncia la grave situazione economica.
Lo stesso giorno il ministro Passera avverte che è a rischio la tenuta economica e sociale del Paese, e Monti spiega: non siamo una colonia. Risponde ad Obama che accusa l'Europa di essersi messa nei guai per non averlo ascoltato. Il 13 Monti aggiunge: c'è una profonda tensione sociale, la crisi alimenta il malessere, l'insicurezza, la frustrazione e la rabbia.
La parata finale del Gran Circo non sarebbe completa senza ricordare che anche il Colle in passato è stato chiamato in causa. Per proteggere Berlusconi dai processi, ci fu il lodo Alfano, legge 23.7.2008, n. 124, firmata da Napolitano ma bocciata dalla Corte costituzionale il 7.10.2009 perché conteneva un articolo del lodo Schifani (legge 20.6.2003, n. 140) già bocciato dalla medesima Corte con sentenza n. 24 del 20.1.2004. Ebbe così ragione il presidente emerito della Corte costituzionale prof. Antonio Baldassarre che il 24 agosto 2008 aveva detto a M. A. Calabrò del CorSera: "C'è un requisito della sentenza della Corte che dichiarò illegittimo il lodo Schifani che non è stato soddisfatto dal lodo Alfano". [Anno XXXI, n. 1081]Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA"il Ponte", settimanale, Rimini, 20 maggio 2012
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Par riministoria dans Politica italiana le 10 Mai 2012 à 17:57
Piccola, inutile lettera aperta al Presidente del Consiglio. Il Governo ha invitato i cittadini a dire dove esso non si comporta bene nella spesa pubblica, buttando allegramente via i soldi di tutti. Sul sito Internet di Palazzo Chigi, sede dello stesso Governo, è infatti apparso un modulo in cui chiunque, dichiarandosi apertamente, può "dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili".
La mattina del Primo maggio, gli italiani hanno aperto i giornali del giorno di festa, e si sono trovati davanti a titoli poco rassicuranti, non per colpa delle redazioni o dei direttori delle singole testate, ma proprio per il senso della notizia che vi campeggiava. Lei, prof. Monti, aveva nominato un Commissario che deve ridurre le spese dei ministeri, accumulare risparmi, aiutare l'Azienda Italia spa (che molti ormai traducono perfidamente come "senza speranza").
Quel Commissario è un personaggio degno e noto, Enrico Bondi, anni 77, un reduce da imprese considerate impossibili per ogni tecnico normale, infatti non è un economista ma un laureato in Chimica. La sua gloria l'ha conseguita con i casi Montedison e Parmalat. Quindi il suo nome vuol dire fiducia, come proclamava l'antico slogan dei formaggini.
Illustre Presidente, non discutiamo della persona che lei ha scelto, bensì del gesto in se stesso che è giuridicamente e tecnicamente perfetto, ma che non tiene conto per nulla della psicologia di noi "semplici cittadini", come ci chiamavano una volta i cronisti della Rai. Semplici nel senso che non abbiamo pesi specifici particolari, non facciamo parte della corte delle competenti autorità, ma siamo soltanto quelli che hanno onesta speranza nei loro governanti, non li prendono a pernacchie come fanno certi politici che hanno avuto, hanno ed avranno responsabilità nella vita pubblica del Bel Paese.
Noi che abbiamo le tasse prelevate alla fonte per stipendi o pensioni, noi che vediamo nello Stato un padre che deve anche essere severo per l'interesse comune, noi che però sappiamo distinguere i suoni delle sirene: se arrivano i pompieri c'è un incendio, non una rapina. Per questo motivo, l'annuncio che il dottor Bondi, detto "Mani di Forbice", veglierà su di noi, ci spaventa. Lo Stato si è ridotto male come una Montendison o una Parmalat qualsiasi. Quindi, prof. Monti, per tranquillizzarci nomini pure un esperto di Psicologia Politica. E non badi a spese. [Anno XXXI, n. 1080]Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA"il Ponte", settimanale, Rimini, n. 18, 13.05.2012
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Par riministoria dans Politica italiana le 4 Mai 2012 à 16:56
Ci sono persone che sanno tutto. Le possiamo indicare con la formula superlativa dei saponi. Ci sono poi i saputelli che, alla pretesa di conoscere ogni campo dello scibile umano, uniscono un tono canzonatorio nei confronti di chi li sta ad ascoltare. Ci sono infine gli insaputi, termine che i vocabolari non hanno ancora registrato, ma che proponiamo all'attenzione dei loro curatori.
Gli insaputi in politica sono ampiamente documentati, come quel ministro che si trovò proprietario di un appartamento nel centro di Roma, acquistato appunto a sua insaputa, come ebbe l'ardita ingenuità di confessare. I politici, purtroppo per loro, sono sempre i primi a dover rendere conto dei loro errori.
Altre categorie sono più privilegiate. Non sfuggono al controllo popolare neppure gli insegnanti, le cui parole si diffondono rapidamente, e con la stessa velocità possono essere cancellate e derise. Figli di amici mi raccontarono anni fa che il loro docente di materie letterarie si spacciava per componente dell'antica e gloriosa Accademia della Crusca.
Altra categoria di illustri insaputi sono gli intellettuali. Essa negli ultimi anni si è arricchita di latinisti che traducono la lingua di Cicerone come viene viene. Senza fare nomi, ricordo due esempi ricavati da esperienza personale, dopo rigorosi controlli. Un illustre studioso traduce nel 1965 un verso medievale che riguarda la vita politica di Rimini nell'anno Mille, in un preciso e perfetto modo. Chi poi, quarant'anni dopo, riprende in mano la composizione a cui il verso appartiene, lo rovescia, dimostrando di ignorare un'importante regola della sintassi latina (Gandiglio-Pighi, p. 10, ed. 1961).
Ma il meglio si trova in una recente traduzione di un classico illustre, pubblicato da altrettanto illustre editore italiano. Il curatore è stato tanto temerario sin dai primi versi dell'opera, da rendere il testo antico attraverso una versione francese alquanto libera, per cui nella lingua nostra oggi leggiamo non la secca scrittura dell'originale, ma l'ondeggiante prosa parigina riversata in quella italiana. Nulla di nuovo sotto il sole, se pensiamo a quanto ci ricordavano a scuola i professori citando l'accusa rivolta da Foscolo a Vincenzo Monti di essere "gran traduttor dei traduttor d'Omero". Il bello è che dietro ai traduttori traditori di oggi, c'è una gloriosa macchina universitaria che divide le torte accademiche. Chi le azzanna, si sente esonerato dal rispetto della verità. [Anno XXXI, n. 1079]Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA"il Ponte", settimanale, Rimini, 6 maggio 2012
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Par riministoria dans Politica italiana le 27 Avril 2012 à 16:50
Alla cultura del governo dei tecnici s'ispirano ora le scelte della periferia. Il Comune di Bologna ha approvato il cambiamento di nome ad una scuola media. Buttato nel cestino quello troppo antico di Dante Alighieri, la scelta è caduta (in basso) sopra un venerato musicista, Fabrizio De André. Ricordo un'arguta battuta di Sergio Zavoli nella sua storia della radio italiana. Per la morte di D'Annunzio (1938), commentava: "Se ne vanno i cantori, restano i cantanti". Potremmo ricopiarla. Cancellato il cantore di Beatrice, è incensato quello di Marinella.
La politica italiana si fa nuova come quella scuola bolognese. Una volta ci fu l'Asse Roma-Berlino con il motto "Due popoli, una guerra". Adesso c'è l'Asse Bossi-Maroni. Lo slogan potrebbe essere "Due leader, un mistero". Mi spiego. Lo scorso 13 gennaio, Bossi vieta i comizi a Bobo. Il 14 aprile, secondo il Giornale, Bossi in privato accusa Maroni di esser un traditore che gli sta scippando il partito. Il 18 aprile, Panorama annuncia un dossier contro Bobo, predisposto dal Tesoriere della Lega Francesco Belsito.
Il 20 aprile, l'Umberto si arrende, vuole un accordo col rivale. Il 21, a Besozzo (Varese) i due s'incontrano al bar. Si dice: per caso. Bossi spiega ai cronisti che Maroni è "il bene della Lega". Bobo assolve Umberto dall'accusa d'aver commissionato il dossier preparato contro di lui da Belsito. Bossi aggiunge: il dossier è nato per creare una stagione di veleni, mettermi contro Maroni e rompere la Lega. Secondo Bobo, quel dossier era troppo sgangherato per essere pubblicato. Serviva soltanto a convincere Bossi delle bugie inventate contro di lui.
Belsito il 21 aprile dichiara al TG5 di non sapere nulla del dossier di cui gli si attribuisce la paternità. Il 20 Bossi ha detto: è tutto un complotto dei Servizi che hanno utilizzato Belsito per salvarlo dalle cattive compagnie. Le parole oscure di Bossi sono contemporanee a quanto Lirio Abbate sull'Espresso narra circa presunti collegamenti tra Belsito (originario di Melito Porto Salvo, Reggio Calabria), un ex cassiere dei terroristi neofascisti, 'ndrangheta e massoneria. Abbate riporta quanto risulta alla Procura antimafia di Reggio Calabria.
Nel dossier attribuito a Belsito, c'è un dato errato: la barchetta posseduta da Maroni sta a Porto Rosa in Sicilia, e non a Portorose in Slovenia. L'intera vicenda nasconde un mistero che dovrà essere chiarito: sino a quando Bobo Maroni ed Umberto Bossi resteranno leader. [Anno XXXI, n. 1078]"il Ponte", settimanale, Rimini, 29.04.2012
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Par riministoria dans Politica italiana le 20 Avril 2012 à 15:53
Ci siamo lasciati con la cicoria romana di Rutelli, divenuta cicuta, per l'archiviata Margherita così piena di soldi da non sapere la mano destra quello che la mano sinistra faceva, onde evitare pregiudizi politici al gestore dei fondi. Poi al "Ponte" c'è stata la settimana delle ferie post-pasquali che ci hanno tenuto lo stomaco leggero, evitando di descrivere i lauti pranzi in salsa nordista con zucche padane, e relativi zucconi. I quali, costretti dal desiderio di apparire e dalla necessità di essere qualcuno, hanno offerto il meglio di loro stessi facendosi comprare lauree straniere di cui nessuno sa nulla, tranne la magistratura inquirente.
A questo punto saremmo tentati di passare ad altro argomento, se non avessimo il perfido senso del cronista inutile che è convinto di un sol fatto, indipendentemente dalle notizie degli ultimi periodi: i Partiti (nel senso di gruppi di Potere, con le dovute e rispettose iniziali maiuscole), sono la garanzia che quanti vi si trovano dentro sono degli "arrivati", ovvero persone privilegiate che se la ridono del resto del mondo.
A vent'anni esatti dalle Mani pulite milanesi, l'Italia dopo aver festeggiato in pompa magna la sua Unità, ne ha dato eccellente prova con tante inchieste da Nord a Sud, da Est ad Ovest, che ne sono umile conferma: fatta la Penisola, restano ancora da fare i suoi cittadini. Il 10 maggio 1992 Umberto Bossi ha proclamato a Pontida la nascita della "Repubblica del Nord". Forse si trattava di discorsi fatti dopo un'indigestione di prelibatezze padane che sono piatti ottimi dell'arte culinaria, ma dotati di un potere calorico capace di alterare la visione e la comprensione delle cose.
Fatto sta che, da quel giorno, i politici in un modo o nell'altro hanno pensato in cuor loro che, se uno aveva il coraggio di dire certe cose, una qualche ragione l'aveva. Le ultime notizie forniscono una versione molto tragica: la ragione stava nel partecipare alla divisione del bottino, prima definito finanziamento pubblico dei partiti, poi, dopo un certo referendum, elegantemente battezzato rimborso elettorale.
La morale della favola è soltanto una, quella di un bel gruzzolo di soldi che alcuni poi gestivano ad uso personale, come le cronache dei giornali ora denunciano. Quattro anni fa i più autorevoli commentatori moderati inneggiavano alla grande abilità strategica di Bossi: aveva rinnovato la politica italiana. Oggi una risata accompagna la lettura dei loro testi. [Anno XXXI, n. 1077]Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA"il Ponte", settimanale, rimini, 22.04.2012
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